Dove nascono le conchiglie

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Alessio Bragadin, ingegnere minerario, torna sull'isola di Sant'Agnese, proprietà della sua famiglia da secoli ma ora acquistata da Matt Deward, un ricco uomo d'affari americano. Per i nuovi priorietari è una sorpresa scoprire che Alessio rivendica i diritti sull'isola e prima di prendere qualsiasi decisione si riservano di parlare col loro avvocato, Tony Clarence che

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  • Genere:
  • Pubblicato:
    23 settembre 2015
  • Tipologia:
    Stampato
  • Lingua:
    Italiano

Panoramica

Il Libro

Alessio Bragadin, ingegnere minerario, torna sull’isola di Sant’Agnese, proprietà della sua famiglia da secoli ma ora acquistata da Matt Deward, un ricco uomo d’affari americano. Per i nuovi priorietari è una sorpresa scoprire che Alessio rivendica i diritti sull’isola e prima di prendere qualsiasi decisione si riservano di parlare col loro avvocato, Tony Clarence che i è occupato della vendita. Intanto Alessio fa la conoscenza della moglie orientale dell’uomo e delle sue due figlie, Liilian e Clarissa. Ma Alessio non è sull’isola solo per riavere la sua proprietà ma anche per incarico dell’agente Dario Osteni che, d’accordo con le autorità americane, stanno cercando di appurare se nell’isola viene tenuta prigioniera Vivcky Leyton, figlia di Samuel Lweyton, l’uomo politico che assieme a Matt Deward sta correndo per la carica di Governatore. Alessio viene aiutato nella sua ricerca da Clarissa, che se ne innamora, ma lui non ha in mente che Magdalena, la donna che ha amato e perduto tragicamente. Per di più considera la giovane Clarissa una ragazzina viziata e senza reali doti morali e quindi la tratta piuttosto male. Ma quando le circostanze faranno ritrovare la piccola Vicky, Clarissa avrà il coraggio di restare al suo fianco e di dimostrare che non è solo una ricca ereditiera senza cervello ma anche una donna come lui sta cercando.
Un romanzo a mezza strada tra il giallo e il romanzo d’amore, con attimi di pura tensione e momenti di dolcezza, in uno scenario sospeso fuori dal tempo a pochi passi da Venezia, in una laguna millenaria ricca di ricordi e di storie…

Capitolo 1

Il  barchino scivolava silenzioso nella notte, la scia fosforescente che appena increspava l’acqua.  Una figura nera, in piedi, remava decisa, ogni colpo di remo un balzo in avanti e si capiva che non stava facendo una gita di piacere: sapeva perfettamente dove andare e voleva arrivarci in fretta.

Venezia era rimasta  alle sue  spalle da oltre venti minuti e continuava a puntare verso il mare,  oltrepassando la laguna. Finalmente, davanti, il profilo basso di un’isola; cespugli, dune, tra gli alberi i tetti di costruzioni  buie. L’uomo sul barchino era vestito di nero e la sua silhouette si confondeva col nero del cielo. Si avvicinò all’isola, si tenne lungo la costa bassa e sabbiosa fino a che vide un’ombra più scura che sembrava protesa nell’acqua,  un pontile di legno. Distese il remo sul fondo e si aggrappò con una mano alla bitta; si tirò accosto, legò la barca e poi con un balzo saltò su, senza rumore.

Era un giovane con i capelli neri, gli occhi chiari e un viso freddo, impersonale; di altezza media, indossava dei pantaloni scuri ed una maglietta nera. Con le scarpe dalla suola di gomma avanzò sul pontile senza il minimo rumore  e si fermò un attimo davanti a un cartello di legno su cui era scritto “Sant’Agnese”, cancellato da un tratto di pittura rossa. Sotto, a lettere un po’ sbilenche, era scritto il nuovo nome dell’isola: “La Favorita”. Il giovane fece una smorfia di disgusto ironico, poi continuò lungo il molo, superandolo e girando subito a destra; c’era uno stretto sentiero di sabbia che curvava sparendo nel buio. Il giovane lo imboccò senza un attimo di esitazione.

Si fermò di scatto, le mani lungo i fianchi appena discoste dal corpo, in attesa.

Sul sentiero, davanti a lui, era apparso come per incanto  un grosso dobermann con il muso teso e i muscoli pronti che lo costrinse a restare perfettamente immobile. Il cane avanzò, si fermò  di nuovo con i denti scoperti in un ghigno. L’immobilità dell’uomo lo sconcertava perché era addestrato all’attacco contro soggetti in movimento.

 Rimasero per lunghi momenti immobili, uno di fronte all’altro, come un gruppo statuario, poi fu il cane a cedere per primo. Sempre silenziosamente, spiccò un balzo a fauci spalancate .

Il giovane si scostò di un passo mentre col braccio destro ripiegato e la mano a taglio  colpiva alla gola  il cane in volo che ricadde con un tonfo  sul sentiero, rantolò qualche istante e poi si irrigidì. Il giovane si chinò sull’animale, era morto; lo spinse fuori dal sentiero e proseguì. Non si era  aspettato l’assalto del cane. Sperò che non ce ne fossero altri, ma in genere li tenevano in coppia. Infatti, qualche minuto dopo, una massa di muscoli e denti  si lanciò su di lui, senza alcun suono. Era la femmina ed era più scaltra, non aveva atteso di vedere  come colpiva il nemico, lo aveva sorpreso.

L’urto lo fece cadere a terra, ma già la mano era corsa al pugnale che teneva nella cintura e con un colpo solo si liberò del cane. Si sollevò su un ginocchio, aveva le mani sporche di sangue; si pulì sulla sabbia del sentiero, poi nascose l’animale, pulì il pugnale, se lo tornò a infilare alla cintola e proseguì.

In fondo al sentiero si vedeva  una massa scura  e compatta, squadrata; il giovane si fermò  con uno sguardo compiaciuto: era finalmente arrivato alla meta. In due agili passi salì la scala di pietra che portava sopra il fabbricato, un bunker di cemento. C’era una botola e l’aprì, cominciando a scendere una scaletta di ferro a pioli. A tentoni cercò sul pavimento fino a che trovò ciò che si aspettava: una torcia elettrica, un sacco a pelo, delle scatolette e del caffè liofilizzato. C’era anche una tanica d’acqua e il giovane si lavò accuratamente le mani e il viso, poi bevve del caffè, si spogliò, spense la torcia e si infilò nel sacco a pelo. La prima parte di ciò che doveva fare, era fatta. Finalmente poteva rilassarsi.

Lo svegliò un raggio di sole che attraverso la botola gli batteva  sul  viso.

Il bunker era sufficientemente illuminato da una serie di feritoie ad altezza d’uomo che correvano lungo la parete verso il mare. Prima  di uscire si infilò una maglietta, dei pantaloncini e un paio di zoccoli di legno, poi risalì per la scala a pioli  e, appena fuori, richiuse accuratamente  la torretta, mimetizzandola con dei rami.

Si avviò lungo il sentiero senza voltarsi, poi deviò a sinistra e si trovò davanti a una spiaggia deserta.

C’erano dune più alte di lui, lucertole al sole, e piccole onde battevano pigre  in un biancore accecante.

 

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DETTAGLI
  • Tipologia: Stampato
  • Editore: Santi Editore
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 9788899531041
  • Dimensioni: 15cm x 21cm con copertina morbida
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