Favoless

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Favole nate per caso, come tante cose belle, e “autobiografiche” (raccontate dall’Autore ai propri Bambini). Tecnofavole perché aggiornate alla realtà tecnologica attuale: i protagonisti sono aerei, trenini, barchette... Moderne anche come struttura narrativa, con un linguaggio semplice e fluido ma ricercato, con suggestioni psicanalitiche nemmeno tanto subliminali, ricche di citazioni colte, con la giusta dose di provocazioni e di allusività. Estremamente attuali nelle

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Panoramica

Il Libro

Favole nate per caso, come tante cose belle, e “autobiografiche” (raccontate dall’Autore ai propri Bambini).
Tecnofavole perché aggiornate alla realtà tecnologica attuale: i protagonisti sono aerei, trenini, barchette…
Moderne anche come struttura narrativa, con un linguaggio semplice e fluido ma ricercato, con suggestioni psicanalitiche nemmeno tanto subliminali, ricche di citazioni colte, con la giusta dose di provocazioni e di allusività.
Estremamente attuali nelle tematiche e nel linguaggio (vi si parla di “effetto serra”, cellulari, pensione, “mucca pazza”…), nonché “politically correct” con la loro brava morale, l’esaltazione dei buoni sentimenti, la solidarietà, il trionfo dei Buoni e degli Onesti.
Nient’altro che favole, per l’appunto!

Capitolo 1

La nuvoletta ed il vento

C’era una volta, in un passato non tanto remoto, una nuvoletta bianca, anzi candida, di nome Nubiria. Era leggera e soffice come un batuffolo di bambagia; era candida anche d’animo ed innocente. Bazzicava sopra Palermo e dintorni, felice e spensierata: non aveva famiglia da mantenere, né da lavorare, né, soprattutto, da studiare. Le piaceva andarsene a zonzo per il cielo, volteggiando pigramente ed esplorando sempre nuovi posti. Aveva un buon carattere ed era dotata di grande sensibilità d’animo, sempre pronta e disponibile ad aiutare il prossimo.

Quando vedeva un bambino soffrire il caldo, gli si piazzava di sopra e lo seguiva nei suoi spostamenti, siccome fosse un ombrellone, per ripararlo dai raggi infuocati del sole; quando scorgeva nel deserto africano dei bambini assetati, si inteneriva e scoppiava a piangere, donando a quegli infelici una graditissima doccia rinfrescante.

Sebbene Nubiria fosse buona e si comportasse sempre bene con tutti, questo non le garantiva che tutti la trattassero ugualmente bene. C’era, in particolare, un vento del Nord che, per malvagità ed invidia, ce l’aveva con lei e la maltrattava continuamente. Era un vento cattivo e feroce, sempre arrabbiato, che dovunque passasse lasciava rovina e distruzione: egli sapeva essere soltanto tornado o ciclone o uragano o tifone. Il suo cuore era freddo, il suo animo gelido, il suo unico divertimento: distruggere! Tutti lo temevano e lo chiamavano Cattivent.

Quando incontrava la nuvoletta, cominciava a soffiare forte per mostrare tutta la sua potenza e la sballottava di qua e di là, cercando di scaraventarla contro una torre o un campanile o un grattacielo o un ripetitore televisivo. Nubiria cercava, invano, di rabbonirlo e di intenerirlo:

« Perché non giochiamo assieme» – gli diceva – « Sai, io conosco tanti giochi graziosi e divertenti».

Oppure gli diceva, cercando di adularlo:

« Perché tu, che sei così forte, non mi culli dolcemente, facendomi fare l’altalena in cielo? Perché non mi accarezzi i capelli con delicatezza o non mi fai un lieve massaggio tonificante sulla schiena? », od ancora:

« Perché non ti comporti bene come fanno alcuni tuoi parenti? Io conosco la brezza e lo zefiro che sono simpatici e dolcissimi. Perché fai di tutto per non farti volere bene? »

Ma il vento cattivo era malvagio per natura e tetragono ai buoni sentimenti; non conosceva dolcezza alcuna ma sapeva soltanto sbuffare ed essere violento. Inseguiva Nubiria con feroce accanimento, cercando di smembrarla e di farla precipitare a terra. Nubiria, dalla paura, se la faceva sotto ed allora a terra pioveva abbondantemente.

Quando, alla fine, il ventaccio, stanco di soffiare, si ritirava nella sua squallida e gelida spelonca, la povera Nubiria, tutta malconcia e lacera, riprendeva fiato; ben presto ritornava felice e spensierata, ma in fondo al suo animo sereno, a turbarne la naturale contentezza, incombeva sempre la minaccia del prossimo assalto del suo persecutore.

Una volta, durante una tempesta di vento peggiore del solito, la povera Nubiria fu sbattuta contro un aereo di linea che teneva testa, impavido, alle rabbiose folate del vento cattivo. Con la scusa di offrirle appoggio e protezione, egli la strinse a sé, trovandola straordinariamente morbida. Anche Nubiria gradì molto quel contatto fisico.

« Come è bello – pensò Nubiria – splendido e scintillante quando i raggi del sole lo illuminano; slanciato ed affusolato come un vero atleta, ma anche potente e forte come l’acciaio. Mi infonde tanta sicurezza! »

« Come ti chiami?», gli chiese Nubiria affascinata, superando la sua naturale ritrosia.

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DETTAGLI
  • Tipologia: Stampato
  • Editore: Santi Editore
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 9788899531379
  • Dimensioni: 15cm x 21cm con copertina morbida
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