I racconti del mistero: Viaggio nel Paranormale

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Cosa c'è ancora di misterioso nel nostro mondo tecnologico e scientifico in cui tutti sanno tutto? Sebbene ci sembri strano, cose misteriose ne esistono ancora e oggi vanno sotto la categoria “PARANORMALE”, cioè tutto quello che non capiamo, che non riusciamo a collocare in una specifica categoria e che non trova una spiegazione logica o

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  • Genre:
  • Originally Published:
    30 luglio 2015
  • Hardcover:
    Stampato
  • Language:
    Italiano

Panoramica

Il Libro

Cosa c’è ancora di misterioso nel nostro mondo tecnologico e scientifico in cui tutti sanno tutto? Sebbene ci sembri strano, cose misteriose ne esistono ancora e oggi vanno sotto la categoria “PARANORMALE”, cioè tutto quello che non capiamo, che non riusciamo a collocare in una specifica categoria e che non trova una spiegazione logica o scientifica e che, quindi, ci spaventa, in qualche modo. Mistero é la casa infestata dai fantasmi, é il medium che entra in trance, é il guaritore che impone le mani, é un sogno premonitore, è il pendolino che dà risposte alle nostre domande, è tutto questo e tanto altro ancora…

Capitolo 1

Adriano, dove sei?

Manuela era da sempre affascinata dal “mistero” e quando una sua amica l’aveva invitata  a partecipare a delle riunioni su argomenti esoterici, accettò con piacere.

La prima volta che si trovò nel salotto di una signora che faceva un po’ da mecenate a tutti quelli che avevano una qualche particolarità, si sentì a disagio, lei non aveva nessun dono particolare e quasi le sembrava di voler spiare; ma la signora la accolse con gentilezza e, a mano a mano che arrivavano gli altri ospiti e che le venivano presentati, Manuela si sentiva sempre più a proprio agio. Erano tutte persone normalissime, gentili, spiritose e il fatto che avessero anche delle doti esoteriche non modificava in nessun modo il loro modo di fare. Conobbe Michele, impiegato alle Poste del suo paese, un ragazzo sulla trentina che parecchi anni prima aveva scoperto di poter stabilire la gravidanza di una donna semplicemente passandole accanto. Raccontò ridendo che ormai la voce si era sparsa e che fuori dalla Posta ogni giorno c’era una fila di ragazze che volevano sapere se erano incinte o no, si fidavano più di lui che dei test della farmacia! In poche parole chiare spiegò cosa sentiva, come se ne era accorto, mentre gli altri gli facevano domande.

Il pomeriggio passò piacevolmente e Manuela chiese di poter continuare a partecipare a quelle riunioni, c’era un mondo talmente vasto e variegato in quel salotto, un mondo di cui lei non era mai neppure stata a conoscenza.

Così, mese dopo mese, Manuela andò dalla signora Maria, fino al giorno in cui incontrò Adriano.

Quel pomeriggio pioveva e tra gli ospiti c’era anche un giovane ingegnere ferroviario, scettico e ironico, trascinato lì da un amico e deciso a ridicolizzare tutto e tutti; quando suonò il campanello la signora Maria si guardò intorno.

  Avete invitato qualcun altro? Quelli che ho invitato io ci sono tutti.

Negarono e così la signora andò ad aprire e poco dopo introdusse Adriano: era un giovane bruno sui 25 anni, gli occhi penetranti che fissavano tutti e poi si fermarono su Manuela che si sentì quasi trafiggere. Invitato a presentarsi, Adriano parlò con calma.

Disse di aver saputo di quelle riunioni da un amico, restando nel vago sul nome e di voler anche lui portare le sue conoscenze. Mentre tutti aspettavano, lui disse, serio.

  Io sono in contatto con gli extraterrestri.

L’ingegnere, che si chiamava Andrea, fece un risolino di scherno.

  Ma certo! Come? Ti scrivono? O ti telefonano?

Adriano lo fissò, calmo.

  No. Sono dentro di me.

Manuela si sentì un brivido di paura, film di fantascienza le passarono per la mente, esseri mostruosi che prendevano sembianze umane, che rubavano i cervelli, le menti…. Ma Adriano proseguì, nel silenzio ancora sorpreso che era seguito alle sue parole.

  A tre anni sono stato investito da un camion nel cortile di casa mia, a…. (e disse il nome del paese) e sono entrato in coma. Sono rimasto in coma sette anni ma, mentre i miei mi piangevano in quel letto di ospedale, io ero stato preso per mano da una figura luminosa che mi aveva portato in un luogo splendido dove ero vissuto in quel periodo. Poi la figura luminosa mi disse che dovevo tornare a casa mia ma che non mi avrebbe mai abbandonato e sarebbe sempre rimasta con me e così è stato. Ho aperto gli occhi, ho visto mia madre e mio padre e dopo qualche giorno mi hanno riportato a casa. Stavo bene, facevo solo fatica a camminare e accanto a me c’era sempre “lei”, che mi sorreggeva, mi aiutava. Cercai di dirlo ai miei ma non mi hanno creduto, nessuno ha voluto credermi, così alla fine non l’ho più detto e ho proseguito la mia vita. Ora ho sentito che qui ascoltate anche storie come questa e vorrei potervi dire tutto.

Lo subissarono di domande, di richieste, la signora Maria non sapeva più cosa fare, Andrea lo prendeva apertamente in giro, ma dopo un paio d’ore di domande serrate e di risposte precise anche lui cominciò a dubitare. Adriano descriveva con dovizia di particolari luoghi ed “extraterrestri”, raccontò di città immense situate sotto terra, di ingressi mimetizzati che solo lui conosceva, di macchinari per i viaggi spaziali.  Alla fine Andrea propose un’altra riunione, questa volta con esperti d’aviazione per capire quanto di vero ci fosse in quello che Adriano raccontava e, principalmente, pretese di poter registrare tutta la riunione. Adriano accettò, ad una sola condizione: la riunione doveva svolgersi a casa di Manuela. La ragazza sobbalzò, sorpresa, ma Adriano le prese una mano e lei sentì una tale gentilezza e una tale dolcezza nella sua stretta che non riuscì a dire di no. Fissarono l’appuntamento per il sabato seguente e Manuela passò il resto della settimana con la mente confusa: aveva sentito una attrazione particolare per Adriano eppure ne aveva anche paura, come se davvero dentro di lui ci fosse una presenza aliena e terrificante.

Quel sabato, quando gli ospiti stavano per arrivare, Manuela si rese conto che non aveva dato l’indirizzo ad Adriano, ma  lui fu il primo a suonare il suo campanello e ad entrare. Le sorrise, le tese le mani.

  Non aver paura, Manuela, non succederà niente di male.

Lei sentì di nuovo quella dolcezza, quella gentilezza e sorrise a sua volta.

  “Lei” è con te?

Adriano aveva annuito, gli occhi scuri che la fissavano, intenti.

  Sì, è qui con me. Dice che sei buona e brava. Che posso fidarmi di te.

Manuela ne fu felice e lo accompagnò in salotto, mentre ad uno ad uno arrivavano gli altri; assieme all’ingegnere ferroviario c’era un pilota dell’aviazione civile e un progettista di aerei e, tanto per stare dalla parte giusta, come disse Andrea ridendo, c’era anche un Gesuita, amico di entrambi. Adriano strinse le mani a tutti, poi sedette in poltrona e sembrò rilassarsi.

  Quando volete, io sono pronto.

Accesero il registratore e cominciarono: gli fecero raccontare di nuovo l’episodio scatenante della sua vita e poi passarono ad argomenti normali, quali gli studi che aveva fatto, dove viveva, come era composta la sua famiglia. Risultò che Adriano aveva finito solo le scuole dell’obbligo e anche quelle con abbastanza fatica, che non aveva cognizioni particolari né di meccanica né di altro genere e che viveva a casa con i suoi, aiutando suo padre nei campi e nella stalla. Adriano non aveva hobby, non leggeva libri, non guardava trasmissioni televisive se non c’erano ballerine e andava in chiesa solo a Natale e Pasqua. Un ragazzo come tanti, con una intelligenza media e niente di più. Raccontò di aver prestato servizio militare  e di non avere particolari ricordi di quel periodo, né belli né brutti, era stato solo un lungo anno lontano da casa e suo padre aveva dovuto arrangiarsi con le bestie, questo solo ricordava.

Poi cominciarono a porgli domande sulle macchine volanti, sui mezzi che usavano gli alieni, sulle loro città sotterranee e lì Adriano sembrò cambiare; se fino a quel momento si era espresso con un linguaggio semplice e quasi incerto, da quel momento cominciò ad usare vocaboli e parole con una padronanza assoluta, come se leggesse un testo. E, incalzato dalle domande, le sue risposte erano nette, precise, assolutamente scientifiche. A mano a mano che le ore passavano i visi degli “esperti” si facevano sempre più increduli, Adriano sapeva rispondere a qualsiasi cosa loro chiedessero, come se fosse tutto di una facilità estrema. Si fecero fare degli schizzi, dei disegni e lui acconsentì, disegnando in pochi secondi complessi ingranaggi e veicoli che nessuno aveva mai nemmeno immaginato, mentre il registratore ronzava e tutti gli erano intorno, in silenzio, allibiti, persino il gesuita.

Poi avvenne qualcosa, qualcosa di strano: Adriano si girò di scatto verso Andrea e gli chiese, duro.

  Perché vuoi fare una cosa del genere? Perché non me l’hai detto?

Andrea sobbalzò, divenne rosso, cercò di difendersi.

  Ma che accidenti dici? Cosa dovevo dirti?

  Tu vuoi portare la registrazione ai giornali, alla televisione!

Tutti guardavano Andrea che dapprima negò e poi confermò, irritato.

  Va bene, volevo farlo e allora? Dovresti esserne contento anche tu, sai quanti soldi ti darebbero per dei racconti del genere? Diventeresti una star, basta letame e trattore, potresti comprarti tutta la mano d’opera che ti serve e mettere a riposo tuo padre! Mi sono informato, ci sono giornali che pagherebbero per delle interviste e potresti persino scrivere un libro!

Adriano lo guardava, gli occhi che prima erano furiosi ora erano diventati quasi dispiaciuti.

  Non hai capito niente, vero? Mi dispiace. Mi dispiace molto.

Si alzò, salutò tutti, si fermò davanti a Manuela.

  Vado via, devo andare.

  Aspetta, non puoi andartene così! Andrea ha fatto uno sbaglio, ma sono sicura che ha capito e che è pronto a chiederti scusa, ha sbagliato a non dirtelo subito.

Infatti Andrea era lì, pentito.

  Scusa, Adriano, ho fatto una gaffe imperdonabile, ma vedrai che non succederà più. Se vuoi, ne riparliamo con calma, uno di questi giorni.

Adriano ascoltava tutti, cortese, distante, ma alla fine declinò l’invito a restare, a rivedersi.

  Mi dispiace, devo proprio andare. Non volevo che finisse così. Me lo avevano detto di non fidarmi, ma io avevo detto che voi eravate persone speciali…. Mi sono sbagliato.

Parlavano tutti assieme, tutti a chiedere scusa, a dirgli di tornare sulle sue decisioni, ma Adriano si avviò alla porta e a quel momento il  pilota che gli chiese.

  Come torni a casa, adesso? Sono quasi le quattro del mattino, non credo ci siano più pullman per il tuo paese.

Adriano si strinse nelle spalle.

  Prenderò il treno.

Il pilota guardò Andrea e disse, seccato.

  Ti accompagniamo noi alla stazione. E’ il minimo che possiamo fare per scusarci, ti pare Andrea?

Furono tutti d’accordo e si accinsero ad andarsene, una serata cominciata bene stava finendo in modo poco simpatico. Prima di uscire Adriano prese le mani di Manuela e le sussurrò.

  Un giorno o l’altro torno a salutarti, va bene?

  Sì, va benissimo, quando vuoi.

  Tu non sei come loro.

Manuela rise sommessa.

  Lo puoi ben dire! Io non ho nessuna dote particolare!

  Non è vero, ne hai una grandissima: sai ascoltare con il cuore.

Le sfiorò la fronte con un bacio, seguì gli altri, sparì.

Manuela lasciò il salotto com’era, bicchieri in giro e cuscini per terra, aveva addosso una stanchezza immensa, le parole di Adriano che le rimbombavano dentro, la soffocavano. E il tradimento di Andrea che la faceva quasi star male

Il mattino seguente, verso le sette, suonò il telefono e la voce di Andrea sembrò guardinga.

  Ciao Manuela, notizie di Adriano?

Lei spalancò gli occhi.

– Come, notizie? Non lo avete portato voi alla stazione, stanotte?

  Ecco…. Posso venire lì

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DETTAGLI
  • Hardcover: Stampato
  • Publisher: Santi Editore
  • Language: Italiano
  • ISBN-10: 9788899531003
  • Dimensions: 15cm x 21cm con copertina morbida
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