Il Serpente e la Colomba

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La giovanissima Amanda sposa Lord Radcliffe per salvare la sua famiglia dalla bancarotta e lo segue in India, dove l’uomo ha piantagioni di tè e terre. Schiava di timori e pregiudizi, benchè desiderandolo, non riesce a concedersi al suo amore e così Lord Radcliffe trova consolazione tra le braccia di Sonja, una ambiziosa ragazza indiana

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  • Genere:
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  • Pubblicato:
    01 marzo 2016
  • Tipologia:
    Stampato
  • Lingua:
    Italiano

Panoramica

Il Libro

La giovanissima Amanda sposa Lord Radcliffe per salvare la sua famiglia dalla bancarotta e lo segue in India, dove l’uomo ha piantagioni di tè e terre.
Schiava di timori e pregiudizi, benchè desiderandolo, non riesce a concedersi al suo amore e così Lord Radcliffe trova consolazione tra le braccia di Sonja, una ambiziosa ragazza indiana che vorrebbe prendere il posto della moglie. Amanda deve così iniziare una battaglia per riconquistare il marito e rimane coinvolta in un vortice di intrighi e odi feroci che la portano a sfiorare la morte ma anche a conoscere la vera essenza dell’Amore.

Capitolo 1

La pesante carrozza da viaggio, trainata da quattro cavalli bai, avanzava senza eccessiva velocità lungo la strada polverosa, poco più di una pista, che da Cochin, grande porto dell’India sud-occidentale, portava verso il sud, verso Shencotta e Rajapalajam,  inoltrandosi sempre di più nel Kerala.

La sua destinazione finale era la residenza “Il Nido della Colomba”, situata al centro di una vasta distesa di piantagioni di proprietà di Lord Geoffrey Andrew Radcliffe. Le piantagioni si trovavano ai piedi delle montagne, vicine ad un piccolo villaggio a una decina di miglia da Shencotta, sulla strada per Pondicherrey, altro grande porto, situato sulla costa orientale.

Il paesaggio intorno era fatto di piccoli villaggi isolati, grandi piantagioni di tè, di cotone e di caffè, templi maestosi, fiumi lenti in cui si bagnavano elefanti, bufali d’acqua, donne e bambini. Grandi alberi ricoperti di fiori lasciavano cadere i loro rami fino quasi a sfiorare l’acqua che scivolava via, portando con sé lumini accesi di offerta e coroncine di fiori. Qua e là si alzavano le alte colonne di fumo delle pire sulle quali venivano bruciati i cadaveri e il suono di nenie e canzoni si mischiava nell’aria profumata di mille profumi strani, balsami, spezie, incensi.

In quella primavera della metà dell’800, il Kerala era ormai un crogiolo di lingue e di razze: la lingua ufficiale era l’ hindi, ma si parlava anche il francese, dato che i francesi erano sbarcati a Pondicherrey già da un secolo, dilagando poi nella pianura fino ai contrafforti montuosi e anche più a nord. Il contatto con i francesi aveva lasciato alla gente del luogo un particolare modo di fare e di affrontare le cose, una certa tipica indifferenza che li rendeva unici.  Si parlava però anche portoghese, spagnolo, olandese, il Kerala era stato meta di navigatori, conquistatori, mercanti, affascinati dalla grandezza del paesaggio, dalla ricchezza opulenta dei suoi Principi, dalla placida vita che vi si conduceva. E molti stranieri, soggiogati da quella bellezza pacifica e dalla cordialità della popolazione, molto diversa dalle popolazioni battagliere del nord, avevano scelto di fare di quell’angolo di India la loro patria per sempre. Nel Kerala la gente tendeva a preferire lunghe soste, risate, canti a battaglie e litigi. Le donne erano piccole di statura, tondette e sorridenti, gli uomini avevano la carnagione scura e i capelli neri corti e ondulati. Erano il sud dell’India, con tutto ciò che comportava essere il “sud” in un qualsiasi paese del mondo: clima più caldo, carattere più solare, un tranquillo fatalismo che, accentuato anche dalla religione indù e buddista, faceva sì che tutto sembrasse più ospitale e cordiale.

 La Compagnia delle Indie aveva esteso il suo monopolio in tutta l’India e guarnigioni inglesi si erano attestate principalmente nelle regioni del nord, più consone ai principi inglesi, dove era nata una seconda Inghilterra, che manteneva i rigidi canoni della madre-patria quasi senza essere mitigati dal contatto con arte, lingue o culture diverse. Come un detto inglese diceva, non aveva importanza chi fosse la gente che si aveva intorno, bastava che sapesse fare una tazza di tè decente. E gli indiani sapevano fare il tè meglio di chiunque inglese!

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DETTAGLI
  • Tipologia: Stampato
  • Editore: Santi Editore
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 9788899531157
  • Dimensioni: 15cm x 21cm con copertina morbida
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